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Only an organic interference

 

 

La Ricerca di una Perfetta Imperfezione

Rispolverare dalle  cantine del nostro retaggio culturale i linguaggi e le forme antiche, una sorta di archeologia interiore nel tentativo di decrittare il contemporaneo; scoprire se esso possa ancora contenere un senso, una prospettiva, un comune sentire al di là delle differenze necessarie. La ricerca di una possibile comunicazione “denunciando”, senza gridare, i vizi dell’arte (ammesso che la mia sia arte): la sacralità, l’ego atomizzato che ammetterebbe una qualche concetto dell’uomo (evanescente nel quotidiano), l’onnipotenza impotente, la sottomissione, il distacco dalla materia, dalla carne, dal sudore.

Come un viaggio estetico di un socialista del realismo dell’inconscio, un muratore psichico che prenda da ogni dove materia e la mescola in modo imperfetto, dialettico, precario, contingente. Mescolare le discipline con quello che si ha e si sente ma sempre con la volontà di ristrutturare, chiudere le crepe, trasformare, perché le cose così come sono non vanno.

Scarnificare le forme e le discipline, eliminare le sovrastrutture e sospingere ciò che resta in una dimensione fantastica dove tutto è ancora possibile. Filmo, compongo, fotografo cercando quella evidente perfetta imperfezione che mi possa dare la possibilità di guardarti negli occhi e di riconoscermi.